lunedì 15 dicembre 2008

Stop and go - Mezzo pieno, tanto vuoto


Il giorno prima dello sciopero, sulla scia di un dissenso che ha percorso scuole e piazze d’Italia si è aperto un tavolo di confronto e trattativa tra Governo e Sindacati sulle misure che hanno precipitato la scuola italiana in uno stato confusionale.
Ed ora che cosa succederà? Continuano a chiedere genitori, dirigenti e insegnanti.
Le risposte non sono univoche, si continua a giocare con le parole, a seminare inganni cambiando disposizioni ogni settimana.
Il verbale dell’incontro dice alcune cose che non possono che far piacere a chi in questi mesi ha cercato di contrastare la distruzione della qualità e del tempo della scuola pubblica.
Dunque, nella scuola dell’infanzia l’orario non sarà solo antimeridiano: bisognerà garantire un tempo di 40 ore con due insegnanti per sezione.
Nella scuola primaria ci sarà la possibilità di articolare il tempo scuola in 24-27-30 e 40 ore settimanali.
Alle famiglie che sceglieranno il tempo pieno saranno assegnati due insegnanti per classe.
Anche nella secondaria di primo grado si potrà prevedere un tempo “normale” di 30 ore e un tempo prolungato di 36 o 40 ore.
Così com’è ora ogni docente di sostegno avrà il compito di seguire l’integrazione di due alunni diversamente abili.
I piani di ristrutturazione della secondaria superiore, nonostante l’inutile rinvio delle iscrizioni al 28 febbraio, non saranno attuati dall’anno prossimo, ma dal 2010, così come i tagli alle piccole scuole…
Lo STOP ai piani governativi è negato in ogni telegiornale, ma è nei fatti.
Questa pervicace negazione è un segno di un’arroganza politica che ci comunica che non c’è alcun ravvedimento, nessuna intenzione di cambiar rotta; ci dice che il Ministro, nonostante le crepe nella sua stessa maggioranza (sotto gli occhi di tutti con le conclusioni della VII Commissione presieduta dall’On. Aprea), vuole continuare a “riformare a modo suo” la scuola di base, quella che funziona meglio. E infatti ribadisce la fine della scuola del team insegnante e l’attuazione del modello di insegnante unico.
Ora l’azione collettiva di contrasto si sposta sul terreno dei regolamenti, e nelle scuole, nei territori: occorrerà una vasta azione di monitoraggio e di creatività per render l’Autonomia scolastica uno strumento in grado di far navigare la scuola in questo mare di confusione.
Bisognerà chiamare i comitati dei genitori a richiedere con forza i modelli di scuola più adatti a garantire la qualità degli apprendimenti: ad es. se salteranno compresenze e coordinamenti sarà doposcuola, e non più tempo pieno. E se la coperta delle risorse sarà accorciata; se le domande di tempo scuola saranno eccedenti, che accadrà? Il diritto allo studio sarà ancora garantito come vuole la Costituzione per tutti? Se alcune scuole si metteranno sulla via di decidere “a chi dare la precedenza” nell’accesso al tempo pieno, come potremo parlare di uguaglianza se quel diritto ad alcuni sarà concesso e ad altri negato?
Per questo chiamiamo tutto il mondo scolastico a proseguire nell’opera di mobilitazione iniziata.
Per riaprire una speranza di futuro per le giovani generazioni bisogna che le scuole rimangano aperte confronto, al dibattito, ad un dialogo che insegni a distinguere, a riconoscere la buona scuola.
Vogliamo che il mondo scolastico si interroghi anche su quello che nel piano programmatico della scuola viene taciuto: dove sono i provvedimenti per l’estensione dell’obbligo scolastico fino a 16 anni? Dove si andrà con una riforma delle superiori che strizza l’occhio alla riedizione del doppio canale di morattiana memoria? Che si farà per contrastare la dispersione scolastica? E che ne sarà dei Centri per l’educazione degli adulti, e degli insegnanti che attivano corsi di alfabetizzazione linguistica per migranti?
Nulla si sa, e poco si spera.
Nonostante questo parziale stop, il pensiero unico economico, da cui è nata quest’operazione è tutt’altro che sconfitto: l’idea di tagliare gli investimenti sulla qualità della scuola, di rubare il futuro dei bambini, togliendo loro insegnanti e tempo è sempre all’opera.
Sta alle associazioni professionali e ai sindacati, ai docenti e agli studenti, alle famiglie e alle scuole continuare a vigilare sui prossimi regolamenti attuativi per continuare a rivendicare un modello di scuola inclusivo e di qualità.

sabato 4 ottobre 2008

NO CLASSI-GHETTO


In Senato e alla Camera, la Lega Nord (e non sola) ha presentato proposte per l’istituzione di classi-ponte per ragazzi che arrivano nel nostro Paese, e come prescrive la carta dei diritti del bambino, vengono iscritti a scuola, ovviamente, senza dover conoscere preventivamente la lingua italiana.
Lo scopo di formare classi separate, frequentate da portatori di lingue diverse fra loro (slave, turche, arabe, africane, asiatiche…sono molte le nazionalità presenti nelle nostre scuole) non sembra affatto quello dichiarato di una rapida ed efficace alfabetizzazione.
L’effetto collaterale voluto è ritornare alle classi differenziali producendo separazione, esclusione, espulsione di quanti sono “diversi”.
Si vuole infatti ignorare che parlare e scrivere i propri pensieri in un’altra lingua avviene nel modo più naturale per via diretta (full immersion) in condizioni dialoganti, capaci di ridare senso all’apprendimento che si sta proponendo.
Si vuole ignorare che mettere insieme bambini di sesso diverso, di età diverse, di colore diverso, di diverse provenienze linguistiche, culturali, sociali e religiose è la strada più bella (e consolidata) per contribuire a creare un mondo nuovo, capace di scambio, rispetto, convivenza.
Le classi-ponte (frutto della malafede di chi soffia sulle paure e sui fantasmi etnico-culturali) sono candidate a divenire classi-ghetto: finiranno per bloccare ogni sforzo di inter-azione da ambo le parti, fino a generare l’opposto dell’integrazione che dicono di volere, cioè mostri di odio e intolleranza, e conflitti.

martedì 16 settembre 2008

Il primo giorno di scuola



Il primo giorno di scuola, dell’anno scolastico 2008/09 ha un doppio aspetto.
Da un lato si apre con la faccia gioiosa di insegnanti che accolgono i nuovi alunni e salutano quelli che rivedono dopo il periodo delle vacanze. Tuttavia in ogni paese, in ogni città , in ogni muro si leggono i cartelli che protestano contro le misure del nuovo Ministro dell’istruzione, che con il decreto 137 propone decurtazioni del tempo della scuola, e dell’offerta formativa; del numero degli insegnanti, e del sostegno agli alunni diversamente abili; e minaccia, con il rientro dei voti una nuova ondata di selezione.

UNICO
mi sembra la parola più usata, una parola che è anche chiave per leggere il pensiero di questi nostri governanti.
Unico, ovvero irripetibile, non simile ad alcun altro, non confrontabile.
Parola in voga in una società di figli unici, di uomini e donne single.
Essere unici, un mito che sembra sostenere identità fragili , bisognose di omologarsi ma contemporaneamente di distinguersi .
Poi ci si accorge che sotto il desiderio di essere troppo unici, si nasconde una impossibilità a credersi simili agli altri, cioè diversi ma uguali quanto basta per aver con loro delle relazioni (umane, professionali, affettive..) .
Unici, un corollario del voler essere sempre primi…
Isolati e soli come i numeri primi, come nella metafora usata dal bel libro di P. Giordano: il quale ci racconta come di unicità e solitudine si può morire…
Ma crescere è un continuo frutto di scambio di relazione, di attaccamenti e distacchi, di identificazioni personali e sociali, di apprendimenti alla socialità e alla cooperazione.
Si è iniziato a parlare, a consigliare l’uso del grembiule, come una protezione dai laboratori di pittura…Ma quando i principi di eguaglianza si vestono con divise, viene il pensiero che si miri a mettere tutti, allievi, maestri e accudenti in uniforme.
Un pensiero fastidioso , che sarebbe potuto tramontare se non avessimo riconosciuto subito dopo un analogo intento nella proposta di un insegnante unico per classe.
A esplicitare meglio il pensiero è arrivata una nota di agenzia che attribuisce a un ministro la declinazione : a un maestro è stato avvicinato un libro e un voto.
Quello che manca a completare la declinazione …. Lo immaginiamo tutti.
Pensieri semplificatori in epoche in cui la complessità del vivere ci indurrebbe a pensare al presente e al futuro della nostra scuola con qualche coraggio, con qualche nuova idea.
Che per esempio i nostri ragazzi, più ancora di noi, vivranno gli Uni accanto agli Altri , ed è questo che la scuola della costituzione dovrebbe insegnare.
Domenico Canciani