
Il giorno prima dello sciopero, sulla scia di un dissenso che ha percorso scuole e piazze d’Italia si è aperto un tavolo di confronto e trattativa tra Governo e Sindacati sulle misure che hanno precipitato la scuola italiana in uno stato confusionale.
Ed ora che cosa succederà? Continuano a chiedere genitori, dirigenti e insegnanti.
Le risposte non sono univoche, si continua a giocare con le parole, a seminare inganni cambiando disposizioni ogni settimana.
Il verbale dell’incontro dice alcune cose che non possono che far piacere a chi in questi mesi ha cercato di contrastare la distruzione della qualità e del tempo della scuola pubblica.
Dunque, nella scuola dell’infanzia l’orario non sarà solo antimeridiano: bisognerà garantire un tempo di 40 ore con due insegnanti per sezione.
Nella scuola primaria ci sarà la possibilità di articolare il tempo scuola in 24-27-30 e 40 ore settimanali.
Alle famiglie che sceglieranno il tempo pieno saranno assegnati due insegnanti per classe.
Anche nella secondaria di primo grado si potrà prevedere un tempo “normale” di 30 ore e un tempo prolungato di 36 o 40 ore.
Così com’è ora ogni docente di sostegno avrà il compito di seguire l’integrazione di due alunni diversamente abili.
I piani di ristrutturazione della secondaria superiore, nonostante l’inutile rinvio delle iscrizioni al 28 febbraio, non saranno attuati dall’anno prossimo, ma dal 2010, così come i tagli alle piccole scuole…
Lo STOP ai piani governativi è negato in ogni telegiornale, ma è nei fatti.
Questa pervicace negazione è un segno di un’arroganza politica che ci comunica che non c’è alcun ravvedimento, nessuna intenzione di cambiar rotta; ci dice che il Ministro, nonostante le crepe nella sua stessa maggioranza (sotto gli occhi di tutti con le conclusioni della VII Commissione presieduta dall’On. Aprea), vuole continuare a “riformare a modo suo” la scuola di base, quella che funziona meglio. E infatti ribadisce la fine della scuola del team insegnante e l’attuazione del modello di insegnante unico.
Ora l’azione collettiva di contrasto si sposta sul terreno dei regolamenti, e nelle scuole, nei territori: occorrerà una vasta azione di monitoraggio e di creatività per render l’Autonomia scolastica uno strumento in grado di far navigare la scuola in questo mare di confusione.
Bisognerà chiamare i comitati dei genitori a richiedere con forza i modelli di scuola più adatti a garantire la qualità degli apprendimenti: ad es. se salteranno compresenze e coordinamenti sarà doposcuola, e non più tempo pieno. E se la coperta delle risorse sarà accorciata; se le domande di tempo scuola saranno eccedenti, che accadrà? Il diritto allo studio sarà ancora garantito come vuole la Costituzione per tutti? Se alcune scuole si metteranno sulla via di decidere “a chi dare la precedenza” nell’accesso al tempo pieno, come potremo parlare di uguaglianza se quel diritto ad alcuni sarà concesso e ad altri negato?
Per questo chiamiamo tutto il mondo scolastico a proseguire nell’opera di mobilitazione iniziata.
Per riaprire una speranza di futuro per le giovani generazioni bisogna che le scuole rimangano aperte confronto, al dibattito, ad un dialogo che insegni a distinguere, a riconoscere la buona scuola.
Vogliamo che il mondo scolastico si interroghi anche su quello che nel piano programmatico della scuola viene taciuto: dove sono i provvedimenti per l’estensione dell’obbligo scolastico fino a 16 anni? Dove si andrà con una riforma delle superiori che strizza l’occhio alla riedizione del doppio canale di morattiana memoria? Che si farà per contrastare la dispersione scolastica? E che ne sarà dei Centri per l’educazione degli adulti, e degli insegnanti che attivano corsi di alfabetizzazione linguistica per migranti?
Nulla si sa, e poco si spera.
Nonostante questo parziale stop, il pensiero unico economico, da cui è nata quest’operazione è tutt’altro che sconfitto: l’idea di tagliare gli investimenti sulla qualità della scuola, di rubare il futuro dei bambini, togliendo loro insegnanti e tempo è sempre all’opera.
Sta alle associazioni professionali e ai sindacati, ai docenti e agli studenti, alle famiglie e alle scuole continuare a vigilare sui prossimi regolamenti attuativi per continuare a rivendicare un modello di scuola inclusivo e di qualità.
Ed ora che cosa succederà? Continuano a chiedere genitori, dirigenti e insegnanti.
Le risposte non sono univoche, si continua a giocare con le parole, a seminare inganni cambiando disposizioni ogni settimana.
Il verbale dell’incontro dice alcune cose che non possono che far piacere a chi in questi mesi ha cercato di contrastare la distruzione della qualità e del tempo della scuola pubblica.
Dunque, nella scuola dell’infanzia l’orario non sarà solo antimeridiano: bisognerà garantire un tempo di 40 ore con due insegnanti per sezione.
Nella scuola primaria ci sarà la possibilità di articolare il tempo scuola in 24-27-30 e 40 ore settimanali.
Alle famiglie che sceglieranno il tempo pieno saranno assegnati due insegnanti per classe.
Anche nella secondaria di primo grado si potrà prevedere un tempo “normale” di 30 ore e un tempo prolungato di 36 o 40 ore.
Così com’è ora ogni docente di sostegno avrà il compito di seguire l’integrazione di due alunni diversamente abili.
I piani di ristrutturazione della secondaria superiore, nonostante l’inutile rinvio delle iscrizioni al 28 febbraio, non saranno attuati dall’anno prossimo, ma dal 2010, così come i tagli alle piccole scuole…
Lo STOP ai piani governativi è negato in ogni telegiornale, ma è nei fatti.
Questa pervicace negazione è un segno di un’arroganza politica che ci comunica che non c’è alcun ravvedimento, nessuna intenzione di cambiar rotta; ci dice che il Ministro, nonostante le crepe nella sua stessa maggioranza (sotto gli occhi di tutti con le conclusioni della VII Commissione presieduta dall’On. Aprea), vuole continuare a “riformare a modo suo” la scuola di base, quella che funziona meglio. E infatti ribadisce la fine della scuola del team insegnante e l’attuazione del modello di insegnante unico.
Ora l’azione collettiva di contrasto si sposta sul terreno dei regolamenti, e nelle scuole, nei territori: occorrerà una vasta azione di monitoraggio e di creatività per render l’Autonomia scolastica uno strumento in grado di far navigare la scuola in questo mare di confusione.
Bisognerà chiamare i comitati dei genitori a richiedere con forza i modelli di scuola più adatti a garantire la qualità degli apprendimenti: ad es. se salteranno compresenze e coordinamenti sarà doposcuola, e non più tempo pieno. E se la coperta delle risorse sarà accorciata; se le domande di tempo scuola saranno eccedenti, che accadrà? Il diritto allo studio sarà ancora garantito come vuole la Costituzione per tutti? Se alcune scuole si metteranno sulla via di decidere “a chi dare la precedenza” nell’accesso al tempo pieno, come potremo parlare di uguaglianza se quel diritto ad alcuni sarà concesso e ad altri negato?
Per questo chiamiamo tutto il mondo scolastico a proseguire nell’opera di mobilitazione iniziata.
Per riaprire una speranza di futuro per le giovani generazioni bisogna che le scuole rimangano aperte confronto, al dibattito, ad un dialogo che insegni a distinguere, a riconoscere la buona scuola.
Vogliamo che il mondo scolastico si interroghi anche su quello che nel piano programmatico della scuola viene taciuto: dove sono i provvedimenti per l’estensione dell’obbligo scolastico fino a 16 anni? Dove si andrà con una riforma delle superiori che strizza l’occhio alla riedizione del doppio canale di morattiana memoria? Che si farà per contrastare la dispersione scolastica? E che ne sarà dei Centri per l’educazione degli adulti, e degli insegnanti che attivano corsi di alfabetizzazione linguistica per migranti?
Nulla si sa, e poco si spera.
Nonostante questo parziale stop, il pensiero unico economico, da cui è nata quest’operazione è tutt’altro che sconfitto: l’idea di tagliare gli investimenti sulla qualità della scuola, di rubare il futuro dei bambini, togliendo loro insegnanti e tempo è sempre all’opera.
Sta alle associazioni professionali e ai sindacati, ai docenti e agli studenti, alle famiglie e alle scuole continuare a vigilare sui prossimi regolamenti attuativi per continuare a rivendicare un modello di scuola inclusivo e di qualità.


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