
Il primo giorno di scuola, dell’anno scolastico 2008/09 ha un doppio aspetto.
Da un lato si apre con la faccia gioiosa di insegnanti che accolgono i nuovi alunni e salutano quelli che rivedono dopo il periodo delle vacanze. Tuttavia in ogni paese, in ogni città , in ogni muro si leggono i cartelli che protestano contro le misure del nuovo Ministro dell’istruzione, che con il decreto 137 propone decurtazioni del tempo della scuola, e dell’offerta formativa; del numero degli insegnanti, e del sostegno agli alunni diversamente abili; e minaccia, con il rientro dei voti una nuova ondata di selezione.
UNICO
mi sembra la parola più usata, una parola che è anche chiave per leggere il pensiero di questi nostri governanti.
Unico, ovvero irripetibile, non simile ad alcun altro, non confrontabile.
Parola in voga in una società di figli unici, di uomini e donne single.
Essere unici, un mito che sembra sostenere identità fragili , bisognose di omologarsi ma contemporaneamente di distinguersi .
Poi ci si accorge che sotto il desiderio di essere troppo unici, si nasconde una impossibilità a credersi simili agli altri, cioè diversi ma uguali quanto basta per aver con loro delle relazioni (umane, professionali, affettive..) .
Unici, un corollario del voler essere sempre primi…
Isolati e soli come i numeri primi, come nella metafora usata dal bel libro di P. Giordano: il quale ci racconta come di unicità e solitudine si può morire…
Ma crescere è un continuo frutto di scambio di relazione, di attaccamenti e distacchi, di identificazioni personali e sociali, di apprendimenti alla socialità e alla cooperazione.
Si è iniziato a parlare, a consigliare l’uso del grembiule, come una protezione dai laboratori di pittura…Ma quando i principi di eguaglianza si vestono con divise, viene il pensiero che si miri a mettere tutti, allievi, maestri e accudenti in uniforme.
Un pensiero fastidioso , che sarebbe potuto tramontare se non avessimo riconosciuto subito dopo un analogo intento nella proposta di un insegnante unico per classe.
A esplicitare meglio il pensiero è arrivata una nota di agenzia che attribuisce a un ministro la declinazione : a un maestro è stato avvicinato un libro e un voto.
Quello che manca a completare la declinazione …. Lo immaginiamo tutti.
Pensieri semplificatori in epoche in cui la complessità del vivere ci indurrebbe a pensare al presente e al futuro della nostra scuola con qualche coraggio, con qualche nuova idea.
Che per esempio i nostri ragazzi, più ancora di noi, vivranno gli Uni accanto agli Altri , ed è questo che la scuola della costituzione dovrebbe insegnare.
Domenico Canciani

